L'emorraggia
della mia gamba
non si può arrestare.
Medici e dottori
attorno a me ressano,
sferruzzano zelanti.
Sembran quasi come
quelle vecchie zie
che impiegano tutto
il tempo rimasto loro,
creando calze ai figli.
Si cerca un rimedio,
ma nel frattanto
la vita fugge sempre
da quel taglio.
Una perdita lenta,
incessante. E il tempo
sta finendo.
Una trasfusione.
Un'altro giro di corda
all'orologio della vita.
L'inchiostro scuro
impregna la carta, emula
la mia ferita,
la fantasia è il tampone
applicato dal dottore.
Ma non basta.
Qui ci vuole
Più sangue.
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Scritto da Stefano Palumo
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